Uno sguardo in piÙ - Historia de un amor

 

 

Queste note sono correlate ad ogni immagine e vogliono essere quel tanto più di esplicativo della storia per chi desiderasse spiegazioni, senza soverchiare le motivazioni per cui l'ho eseguita: perché parlasse a tutti coloro i quali si ritrovano in essa, e nelle tematiche di cui parla. Perché per me è prima di tutto un lavoro dedicato a chi lo sente suo.
La numerazione segue l'ordine di pubblicazione qui sul sito, e ricalca le didascalie presenti in esposizione.

 

1- Due bambine sono sedute su un divano, entrambe sono state vittime di abusi sessuali. Le loro facce sono scarabocchiate dalla mia stessa mano, poco dopo lo scatto.
Il mio sorriso è intatto solo nel riflesso sul tavolino, a sinistra.
Nella disperazione, l’incertezza del segno sul mio volto è preghiera: “Io non voglio sparire".

2- Taranto è la mia città natia. Una città insensatamente tossica, dominata dalle macchine e dai fumi dell’Ilva, dove i grattacieli sono le stele funerarie dei suoi abitanti ed il futuro è una finestra nel vuoto più assoluto.

3- Raffaele, mio padre, era un uomo ricco, viziato, presuntuoso ed eccessivo in ogni sua cosa. Aveva perso la gamba sinistra in un incidente, provava un grande senso di inferiorità. Ha mandato in frantumi se stesso, tutte le sue risorse economiche e la sua stessa famiglia, per poi lasciarsi morire due anni dopo la morte di mia madre.

4- Silvana era mia madre. Era bella, aveva fascino e soffriva di una depressione gravissima. Non la curò mai, divenne psicosi. Era ossessionata dalle apparenze e dal rapporto con mio padre. Lui la tradiva, lei lo umiliava. Nel loro mondo, esistevano solo loro. Si mostrava sempre felice, non lo era mai.

5- Mia nonna paterna era conosciuta come "Il colonnello". Sotto un'apparenza dura, si nascondeva una donna figlia dei tempi, mai considerata dal figlio e dal marito. Un giorno, si lamentò sentendo un nodulo ad un seno; fu derisa da entrambi. Un anno dopo le metastasi del tumore erano ovunque, e mio padre, distrutto dai sensi di colpa, smise di andare avanti.

6- Questa foto è l’ultima scattata a mia madre, prima del suo suicidio. Era la foto della sua carta d’identità. Il suo malessere era palese, sotto gli occhi di tutti. Nessuno voleva parlarne, nessuno ci aiutò. Vergogna, sconcerto e silenzio. Quando la trovarono, la chiamarono “l’uccellino”.

7- Questa poesia era inserita in una raccolta che mia madre inviò ad un concorso. Fece molto scalpore per la frase “facciamo l’amore”, ne intendeva la sua costruzione. Ci scommise, vinse il secondo posto. A tutt’oggi è ciò che meglio descrive il suo rapporto con me, e il mio con lei.

8- “[…]Se mi sopravvivi, se sopravviverai a tutte queste mazzate, tu diventerai un essere superiore, una donna perfetta.[…]”

9- Mio nonno paterno si risposò con Eva. Mio padre, per questo, gli fece una guerra insensata, che mia madre appoggiò tanto da riempire di spilli una foto di Eva per schernirla.
Ho visto 6, 7 volte in tutto i miei nonni. Li amavo, e so che mi hanno amato.

10- Poco prima del suicidio di mia madre, cercai di mantenere sotto controllo la situazione. In un giorno qualunque, vedendola delirare sulle sorti di tutti come agnelli al massacro, le chiesi ingenuamente come mai non piangesse per me. Avevo 17 anni. Mi disse solo “Perché sei un vitellino.”

11- Un’educazione divergente e distorta può rendere due fratelli figli unici.

12- Che cosa resta alla fine di una storia? Resta l'ombra di qualcuno che non c'è più. Restano domande a cui non c’è risposta. Restano lacrime che sono solo schizzi d'acqua su un vetro. Restano graffi di unghie fatti chissà quando. Restano i frammenti di un ego da ricomporre, una gioia da ritrovare, un futuro che sia sano e lontano da ciò che fino a quel momento è stato presente. Resti tu, e tutte le storie dei tuoi Amori.